L’amministrazione straordinaria dell’ex Ilva tenterà la strada del ricorso contro il decreto della Corte d’Appello di Milano che ha ordinato lo spegnimento dell’area a caldo entro il 26 ottobre accogliendo l’inibitoria chiesta da un gruppo di 11 cittadini di Taranto. I commissari hanno quindi scelto di giocarsi l’ultimissima (e debole) carta per aggirare una chiusura che appare sostanzialmente inesorabile.
I legali – è stato spiegato giovedì durante l’incontro con le aziende dell’indotto – hanno già ricevuto il mandato: presenteranno ricorso straordinario in Cassazione, ma quest’ultimo non sospende i termini imposti dai magistrati della sezione specializzata in materia d’impresa.
Contestualmente, quindi, proveranno a richiedere la sospensiva alla stessa Corte d’Appello. Le chance di riuscire a ottenere la sterilizzazione dell’ordine di chiusura sono flebili e lo stesso ricorso in Cassazione – secondo alcuni giuristi – sarebbe inammissibile, poiché i giudici milanesi hanno disposto la sola sospensione dell’area a caldo e non la chiusura definitiva.
La mossa, insomma, è disperata. Per questo nel frattempo l’amministrazione straordinaria di Acciaierie d’Italia e il governo hanno impostato i tavoli per gestire l’Ilva da novembre in assenza degli altoforni. Giovedì si sono conclusi gli incontri previsti e i ministri competenti in materia (Imprese, Economia, Lavoro e Ambiente) si riuniranno con le strutture tecniche e riconvocheranno poi le parti, presumibilmente nella seconda metà di agosto o nei primi giorni di settembre, per illustrare quale strada hanno deciso di intraprendere.








