Sciopero di otto ore a turno, stamane, all'Ex Ilva di Taranto. La protesta arriva dopo il decreto della Corte d'appello di Milano che ha imposto lo stop dell'area a caldo entro il 28 ottobre. E alla vigilia del tavolo tecnico al Mimit. Centinaia di lavoratori si sono riuniti in assemblea nell'area antistante il consiglio di fabbrica. Per due ore i coordinatori di Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno spiegato lo stato della vertenza. Poi il corteo ha raggiunto la statale 100. I manifestanti hanno occupato temporaneamente la strada, all'altezza della deviazione che conduce allo stabilimento.

“È giunto il tempo di prendere decisioni che restituiscano ai lavoratori e alla città un futuro certo”, hanno dichiarato i sindacati metalmeccanici. Che chiedono di garantire “tutti i diritti costituzionali, dal lavoro, all'ambiente e alla salute senza che alcuni vengano esclusi a discapito di altri”. Lo sciopero ha coinvolto i lavoratori di Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria, di Ilva in amministrazione straordinaria e delle aziende dell'appalto.

La chiusura dell'area a caldo riguarda gli impianti dove il ciclo produttivo dell'acciaio parte dal minerale di ferro: altoforno, acciaieria, cokerie. Sono le lavorazioni più impattanti sotto il profilo ambientale e sanitario, da anni al centro delle contestazioni sui livelli di inquinamento a Taranto. “L'iniziativa di mobilitazione – spiega Francesco Brigati, segretario generale Fiom-Cgil di Taranto - parte oggi e non finirà se non arriveranno le risposte da parte del governo”. E ha aggiunto: “C'è il tema di trovare misure straordinarie per i lavoratori. La condizione che si è determinata a seguito del decreto della Corte di appello di Milano evidentemente ci pone di fronte a un problema, cioè la questione ambientale, ma c'è anche un altro diritto costituzionale che è quello del lavoro”.