Il Consiglio regionale del Veneto discuterà la proposta di legge di iniziativa popolare sulle procedure sanitarie regionali per il suicidio medicalmente assistito. Il presidente dell'assemblea, Luca Zaia, ha spiegato che il Consiglio è tenuto ad affrontare il tema in base allo Statuto regionale, perché rinunciare a trattare una proposta di legge equivale comunque a una scelta politica: "La scelta più ipocrita che si possa fare, quella di non assumersi alcuna responsabilità", ha detto.La discussione in Aula, però, per motivi di calendario legati alla sessione di bilancio, è stata rinviata alla prima seduta utile dopo la pausa estiva, quindi a settembre. Zaia ha inoltre respinto la narrazione secondo cui il fine vita sarebbe una battaglia combattuta ormai solo dalle Regioni: "La legge in Italia c'è", ha precisato. La possibilità di accedere al suicidio medicalmente assistito, in effetti, esiste in Italia dal 2019, da quando la Corte costituzionale, con la sentenza n. 242, ha fissato quattro condizioni che devono coesistere. Una patologia irreversibile, una sofferenza fisica o psicologica ritenuta intollerabile, la dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e la piena capacità di scelta consapevole. Chi rientra in questi requisiti può già oggi presentare domanda alla propria azienda sanitaria.Nella sola Regione Veneto, secondo i dati citati da Zaia, dal 2019 sono state presentate circa venti richieste e tre sono state autorizzate. Il nodo, ha sottolineato, è che la sentenza della Consulta - che ha già sollecitato tre volte il Parlamento a intervenire - non fissa tempi certi per le risposte delle aziende sanitarie né chiarisce con precisione chi debba fornire il farmaco e l'assistenza necessaria alla somministrazione. Da qui la richiesta di una legge nazionale che uniformi regole e responsabilità, lasciando nel frattempo alle Regioni il compito di esaminare le proposte di loro competenza.Il Veneto arriva su questo terreno con un certo ritardo rispetto ad altre Regioni a guida del centrosinistra, che negli ultimi anni hanno scelto di normare la materia in autonomia proprio per l'assenza di una legge statale. È stato lo stesso Zaia a citarle. La Toscana è stata la prima a dotarsi di una disciplina organica, con una norma approvata nel 2025 poi parzialmente rivista dalla Corte costituzionale, che però ha confermato la possibilità per le Regioni di organizzare i servizi sanitari necessari ad attuare i principi costituzionali. Ha seguito la Sardegna e più di recente, il 23 luglio, l'Emilia-Romagna è diventata la terza Regione italiana a disciplinare con una legge le procedure per il suicidio medicalmente assistito, con il voto favorevole di Pd, Alleanza Verdi e Sinistra, Civici e Movimento 5 stelle e quello contrario del centrodestra.
Fine vita, Zaia: "La legge in italia c'è, basta ipocrisie" - Il video
Il presidente del Consiglio regionale del Veneto conferma l'iscrizione all'ordine del giorno della proposta di legge di iniziativa popolare sul suicidio medical














