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Mario Alberto Marchi

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Sul fine vita la Lega veneta parla con due voci. Luca Zaia, oggi presidente del Consiglio regionale dopo quindici anni alla guida della Regione, sostiene da tempo la necessità di una norma che disciplini tempi, procedure e responsabilità del suicidio medicalmente assistito, ricordando che in Italia la materia è già regolata dalla sentenza 242 del 2019 della Corte Costituzionale. Alberto Stefani, il presidente della Giunta subentrato a dicembre, si muove su un registro opposto: prudenza sul provvedimento regionale, e la convinzione che a legiferare debba essere il Parlamento.

Non è una sfumatura tattica. È la stessa frattura che nel gennaio 2024 fece cadere la legge per un voto solo, con Zaia rimasto in minoranza rispetto alla sua maggioranza: allora votarono contro Fratelli d’Italia, Forza Italia e una parte della Lega, e in aula risuonarono gli interventi di leghisti come Roberto Bet e Marzio Favero, che chiedevano di rilanciare le cure palliative invece di legiferare sul suicidio assistito. Quelle posizioni non sono evaporate: sono le stesse che oggi tengono il centrodestra a quattro voti dal sì.