VENEZIA - Luca Zaia ha confermato: quando la proposta di legge di iniziativa popolare sul suicidio medicalmente assistito arriverà in aula in consiglio regionale del Veneto (e succederà tra pochissimo, il termine ultimo è il 15 luglio), lui voterà e voterà sì. Ma se il 16 gennaio 2024 il provvedimento è saltato per un solo voto, stavolta i favorevoli nelle file della maggioranza rischiano di essere ancora meno. Ieri mattina a Palazzo Ferro Fini alla presentazione del docufilm “Lasciatemi morire ridendo” di Massimiliano Fumagalli incentrato sulla vicenda di Stefano Gheller, gli esponenti della maggioranza di centrodestra si contavano sulle dita di una mano: della Lega Luca Zaia, Manuela Lanzarin, Francesco Calzavara, Roberta Vianello, Morena Martini, più Sonia Brescacin del Misto e Alessio Morosin della Liga Veneta Repubblica (che dal podio ha annunciato il suo voto favorevole: «È una questione di libertà»). Su una seggiola c’era il cartellino con il nome di Rosanna Conte ma non si è vista («Avevo dato la disponibilità, poi mi è sopraggiunto un impegno»). Era stato annunciato Jacopo Maltauro ma il giovane consigliere di Forza Italia, pur a Palazzo, non è entrato in sala: «Avevo la presentazione della Festa dell’olio e comunque su questo tema devo ragionarci». Raccontano che al leghista Matteo Pressi sia arrivata l’indicazione nientemeno che del governatore Alberto Stefani di non partecipare all’evento. Stefani, tra l’altro, benché chiamato in causa più volte durante il dibattito, prima di tutto da Elena Ostanel di Avs («Dopo Toscana e Sardegna il Veneto ha i numeri per approvare una legge per un fine vita dignitoso. Stefani dica se la sosterrà»), non ha rilasciato alcun commento. Silenzio. Nessuno dei più tenacemente contrari al fine vita (il vannacciano Stefano Valdegamberi, la dem Anna Maria Bigon, Davide Lovat di Resistere) ha assistito alla proiezione del documentario, un lavoro durato più di due anni e che all’epoca ha coinvolto tre studenti dell’Accademia09 di Milano. Un filmato da cui emerge, come ha detto la produttrice Virginia Rosaschino, «la voglia di vivere» di Stefano Gheller: il fatto di aver ricevuto il via libera dalla sua Ulss per il suicidio medicalmente assistito, senza peraltro poi farvi ricorso, gli dava serenità: «Poteva scegliere».
Fine vita, a luglio si vota la legge. Zaia: «Un testo chiaro»
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