Mentre a Roma maggioranza e opposizioni bisticciano sul testo da portare in Aula per la discussione, in Lombardia il diritto al fine vita arriva al termine di un percorso dove la burocrazia ha prevalso sulla politica. Anzi, ne ha preso il posto.
Come anticipato dal Corriere della Sera, l’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso ha approntato un vademecum che mette nero su bianco la strada da seguire per accedere ai percorsi di morte medicalmente assistita. Il testo, che sarà pubblicato nei prossimi giorni dopo alcuni perfezionamenti e sarà consultabile da ospedali e cittadini, prevede che la domanda sia presentata formalmente all’Asst o all’Ats dal paziente stesso (non sono ammesse deleghe) preferibilmente in forma scritta o tramite videoregistrazione o puntatori oculari nel caso non possa scrivere in autonomia.
La domanda verrà poi esaminata da un Collegio di valutazione che avrà massimo 145 giorni di tempo (quasi cinque mesi) per concludere l’iter con il respingimento o l’accoglimento.
Quest’ultimo scatterà soltanto nel caso in cui il paziente sia stato informato di tutte le possibilità di cure palliative in grado di alleviare le sue sofferenze e se saranno presenti i quattro i requisiti che la Corte costituzionale ha indicato come fondamentali per percorsi di questo tipo: irreversibilità della malattia, sofferenze fisiche e psicologiche intollerabili, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e capacità di prendere decisioni libere, autonome e consapevoli. In caso di esito positivo della valutazione, sarà il Servizio sanitario nazionale a fornire il farmaco letale al paziente, che se lo autosomministrerà a casa propria o, se dovesse richiederlo, in ospedale.








