Le Asl possono (e devono) procedere all’assistenza del paziente che ha richiesto il suicidio medicalmente assistito. Approfondimenti in corso su chi, tra l’utente e l’azienda sanitaria, dovrà pagare i farmaci. È questo il contenuto della nuova circolare che la Regione Piemonte sta predisponendo sul fine vita:
Ma non copriamo un vuoto normativo, interpretiamo le sentenze della Corte costituzionale
Il caso di Torino e l’avvio della procedura
Tutto nasce dal caso dell’uomo di 40 anni della cintura torinese che, come ha raccontato La Stampa, ha fatto richiesta di morte medicalmente assistita presso l’Asl To 4 ormai nove mesi fa. Da lì la nascita di una commissione ad hoc, composta da svariate figure professionali, che si è occupata di verificare i requisiti indicati dalla sentenza del 2019 (quella legata allo storico caso di dj Fabo) perché la richiesta sia accolta (dalla diagnosi infausta alla capacità di intendere e di volere). Un lavoro svolto con il Comitato etico regionale che, attraverso il presidente Antonio Rinaudo, ha denunciato la necessità di «linee guida regionali».
Asl: condizioni rispettate, ma niente farmaci







