Washington teme che gli accordi tra aziende occidentali e cinesi accelerino la diffusione dell’ecosistema AI di Pechino. Il rischio è che sia il mercato, prima della politica, a consolidare una dipendenza tecnologica destinata a durare
Il dipartimento di Stato americano guarda con crescente preoccupazione non soltanto alla dimensione politica della World Artificial Intelligence Conference (WAIC) di Shanghai, ma anche alla rete di accordi commerciali, partnership industriali e collaborazioni tecnologiche nate durante l’evento. L’attenzione di Washington si concentra in particolare sul rischio che la diffusione dell’intelligenza artificiale cinese in Europa venga favorita non tanto da scelte politiche esplicite, quanto da decisioni prese dal settore privato sulla base della convenienza economica.
Se la diplomazia continua a rappresentare il volto più visibile della competizione globale sull’AI, è infatti nel mercato che gli Stati Uniti vedono oggi il terreno più sensibile. Tra gli elementi osservati con maggiore attenzione figurano non soltanto la partecipazione politica di esponenti istituzionali, come quella del direttore dell’Agenzia per l’Italia Digitale Mario Nobile (su cui Formiche e Decode39 hanno chiesto ulteriori informazioni e offerto possibilità di replica, senza ricevere per ora risposta), ma anche le collaborazioni industriali e gli accordi che coinvolgono imprese europee, anche italiane, e cinesi.















