La competizione tra Stati Uniti e Cina lascia poco spazio a una terza via. Zineb Riboua, ricercatrice dell’Hudson Institute, spiega perché per i governi sta diventando sempre più difficile muoversi tra ecosistemi di intelligenza artificiale concorrenti

La partecipazione del direttore generale dell’AgID, Mario Nobile, alla World Artificial Intelligence Conference (WAIC) in Cina, poco dopo l’adesione dell’Italia alla Joint Statement on AI Opportunity, promossa dagli Stati Uniti nell’ambito dell’iniziativa Pax Silica, ha aperto a Roma un dibattito sul posizionamento strategico del Paese in materia di intelligenza artificiale.

L’episodio non segnala necessariamente un cambiamento nella direzione strategica dell’Italia. Semmai, solleva interrogativi sull’allineamento istituzionale. Sotto la guida della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, Roma ha perseguito con coerenza una riduzione della dipendenza strategica dalla Cina, rafforzando al tempo stesso la cooperazione transatlantica nelle tecnologie critiche. In questo contesto, la presenza pubblica del vertice dell’AgID — una delle principali agenzie responsabili dell’attuazione della strategia digitale e dell’intelligenza artificiale dell’Italia — al principale forum cinese sull’AI ha inevitabilmente attirato l’attenzione.