L’intelligenza artificiale è ormai uno dei principali terreni della competizione tra Stati Uniti e Cina. Ma la vera sfida non si gioca soltanto sui chip o sulla potenza di calcolo: riguarda gli standard, gli ecosistemi tecnologici e la capacità degli Stati di fornire un indirizzo strategico chiaro. L’analisi di Beniamino Irdi, ceo di HighGround e Senior Fellow del German Marshall Fund

Le domande sollevate dalla partecipazione del direttore generale di AgID, Mario Nobile, alla World Artificial Intelligence Conference (WAIC) di Shanghai hanno riportato al centro del dibattito un tema destinato a diventare sempre più rilevante: fino a che punto è ancora possibile muoversi tra gli ecosistemi dell’intelligenza artificiale sviluppati da Stati Uniti e Cina senza compiere una scelta strategica?

Per Beniamino Irdi, ceo di HighGround e Senior Fellow del German Marshall Fund degli Stati Uniti, questa domanda non riguarda soltanto l’Italia. Riguarda, più in generale, il modo in cui governi, imprese e istituzioni stanno affrontando una competizione tecnologica destinata a ridefinire gli equilibri geopolitici dei prossimi decenni.

Oltre la Guerra fredda

“L’intelligenza artificiale sta diventando uno dei principali ambiti della competizione strategica tra Stati Uniti e Cina”, osserva Irdi. Il paragone più immediato è quello con la Guerra fredda e con la corsa agli armamenti nucleari. Ma, a suo giudizio, l’analogia regge soltanto fino a un certo punto.