Non esiste una terza via nella competizione tra Stati Uniti e Cina sull’intelligenza artificiale. La presenza del direttore dell’Agenzia per l’Italia Digitale alla conferenza di Xi Jinping smentisce la linea strategica che l’Italia ha appena sottoscritto. Il rischio è creare una crepa con Washington più profonda del caso Sigonella/Iran, per questo la leadership dell’Agid dovrebbe dimmettersi. L’editoriale di Formiche firmato da Emanuele Rossi
Il direttore generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale, Mario Nobile, ha partecipato a Shanghai alla World Artificial Intelligence Conference (Waic), il grande appuntamento promosso da Xi Jinping per consolidare una coalizione internazionale favorevole alla visione “con caratteristiche cinesi” della governance dell’intelligenza artificiale.
Presa isolatamente, potrebbe sembrare una normale missione istituzionale. Non lo è.
Appena due settimane fa, infatti, l’Italia aveva firmato il Joint Statement on AI Opportunity, la dichiarazione politica che accompagna Pax Silica, l’iniziativa americana che punta a costruire un ecosistema dell’intelligenza artificiale tra Stati Uniti e Paesi alleati, fondato su standard comuni, filiere tecnologiche condivise e principi di governance compatibili con quelli delle democrazie. A siglare l’intesa era stato l’ambasciatore Armando Varricchio, inviato speciale del ministro degli Esteri Antonio Tajani per Innovazione e Nuove Tecnologie, presente al summit su Pax Silica negli Usa. Secondo diverse indicazioni, Roma potrebbe peraltro aderire formalmente all’iniziativa nelle prossime settimane, quando il sottosegretario di Stato Jacob Helberg, “l’architetto di Pax Silica”, sarà proprio in Italia – adesione che per colpa di quella presenza a Shanghai rischia di essere messa in discussione.













