L’Intelligenza artificiale (IA) come priorità nazionale, ma anche strumento diplomatico. Inaugurando personalmente l’ottava Conferenza Mondiale sull’Intelligenza Artificiale (WAIC), ospitata dalla città di Shanghai dal 17 al 20 luglio, il presidente cinese Xi Jinping ha definito la strategia tecnologica di Pechino per il prossimo futuro. C’entra la “tech war” con Washington, ma anche la necessità di conquistare nuovi mercati mentre l’occidente rafforza le proprie barriere securitarie.
“Per far sì che questa tecnologia di frontiera apporti maggiori benefici all’umanità, dobbiamo attuare un’ampia cooperazione internazionale e aiutare i Paesi del Sud del mondo a rafforzare le proprie capacità per colmare il divario digitale e dell’IA, promuovere lo sviluppo sostenibile e prevenire la creazione di nuove ingiustizie storiche”, ha sentenziato venerdì Xi annunciando la nascita della World AI Cooperation Organization (WAICO), un’organizzazione intergovernativa che comprende 29 Stati membri, tutti collocati nell’emisfero meridionale. Se non per localizzazione geografica, quantomeno per vocazione politica. Con conclamato spirito win-win, nei prossimi cinque anni la Cina promette di coinvolgere i Paesi in via di sviluppo in 5.000 progetti di ricerca sull’IA, programmi di formazione, seminari e “centri di cooperazione“.











