La Cina offrirà ai Paesi emergenti modelli open source, infrastrutture digitali e programmi di formazione, con l’obiettivo dichiarato di ridurre il divario tecnologico tra economie avanzate e Sud globale. Il presidente cinese Xi Jinping ha presentato a Shanghai un progetto che lega politica industriale, cooperazione internazionale e governo dell’intelligenza artificiale.Il fulcro istituzionale del piano è la World Artificial Intelligence Cooperation Organization, Waico. L’accordo per la sua costituzione è stato firmato il 16 luglio 2026 da 29 Paesi, alla vigilia della World Artificial Intelligence Conference. La nuova organizzazione intergovernativa avrà sede a Shanghai e dovrà occuparsi di sviluppo, applicazione e governance dell’AI.La proposta rappresenta uno dei tentativi più strutturati compiuti finora da Pechino per costruire istituzioni internazionali alternative a quelle nate sotto la guida politica, economica e tecnologica degli Stati Uniti. L’offerta cinese può risultare particolarmente attraente per i governi che non dispongono dei capitali, dei semiconduttori e delle competenze necessari a sviluppare autonomamente sistemi avanzati.Indice degli argomenti:

L’offerta di Xi ai Paesi emergentiDa DeepSeek alla diplomazia tecnologicaLa nuova Via della seta digitaleWaico e Pax Silica, due strategie diverseI vantaggi economici dell’open sourceI limiti della proposta cineseLa contesa sulle regole dell’intelligenza artificialeL’offerta di Xi ai Paesi emergentiXi ha partecipato il 17 luglio 2026 alla cerimonia di apertura della conferenza di Shanghai, organizzata insieme a un incontro di alto livello sulla governance globale dell’intelligenza artificiale. Nel suo intervento ha definito la Waico una risposta alle richieste del Sud globale e ha sostenuto che lo sviluppo dell’AI debba fondarsi sulla cooperazione tra Stati, anziché sul predominio di una sola potenza.La Cina promette di istituire centri internazionali per la cooperazione sulle applicazioni dell’intelligenza artificiale. Queste strutture dovrebbero aiutare i Paesi partecipanti a formare tecnici, utilizzare modelli aperti, costruire infrastrutture di calcolo e applicare l’AI in settori come sanità, agricoltura, istruzione, industria e servizi pubblici.Il progetto combina quindi tecnologia e assistenza allo sviluppo. Pechino non propone soltanto l’acquisto di prodotti cinesi, ma un sistema che comprende formazione, piattaforme software, servizi cloud e collaborazione tra amministrazioni, università e imprese.I primi esperimenti sono già avviati nel Sud-est asiatico. Nel settembre 2025 la Commissione nazionale cinese per lo sviluppo e le riforme ha annunciato la costruzione del China-Asean Countries Artificial Intelligence Application Cooperation Center. Secondo il governo cinese, il centro deve sviluppare infrastrutture, offrire piattaforme open source e formare personale specializzato.Nel Laos è stato inoltre aperto un centro bilaterale per l’innovazione nell’AI. La struttura di Vientiane è stata presentata come la prima piattaforma nazionale di questo tipo tra la Cina e un Paese dell’Asean. Il progetto comprende collaborazione sui dati, formazione e applicazioni per le reti elettriche e le attività industriali.Da DeepSeek alla diplomazia tecnologicaLa strategia cinese ha accelerato dopo l’affermazione di DeepSeek. All’inizio del 2025 la società ha mostrato che un’impresa cinese poteva sviluppare modelli linguistici competitivi nonostante le limitazioni nell’accesso ai chip più avanzati. Il risultato ha ridimensionato l’idea che il vantaggio statunitense nei modelli generativi fosse irrecuperabile.Da quel momento l’intelligenza artificiale è diventata una componente più visibile della politica estera di Pechino. La Cina può presentarsi ai partner come un fornitore capace di offrire modelli meno costosi, modificabili e utilizzabili su infrastrutture locali.L’apertura del codice o dei pesi di un modello consente a imprese e amministrazioni di adattare il software alle lingue nazionali e a esigenze specifiche. Per un’economia emergente significa poter costruire servizi senza pagare continuamente un’impresa straniera per ogni interrogazione o affidarle tutti i dati.Questa differenza economica pesa soprattutto nei mercati nei quali governi, aziende e università dispongono di risorse limitate. I modelli più avanzati delle società statunitensi vengono distribuiti prevalentemente attraverso servizi proprietari. Le organizzazioni che li utilizzano dipendono dai prezzi, dalle condizioni contrattuali e dalle restrizioni decise dal produttore.La Cina propone un percorso diverso: modelli disponibili per lo sviluppo locale, programmi pubblici di addestramento e sostegno alla creazione di infrastrutture nazionali. Secondo George Chen, partner della società di consulenza Asia Group citato dal Financial Times, la Waico può diventare una piattaforma per esportare tecnologia e modelli cinesi nei Paesi del Sud globale. L’obiettivo strategico sarebbe ampliare il numero delle economie dipendenti dall’ecosistema cinese anziché da quello statunitense.La nuova Via della seta digitaleLa diplomazia dell’AI estende un progetto iniziato oltre dieci anni fa. Nel 2015 Pechino lanciò la Digital Silk Road, la componente tecnologica della Belt and Road Initiative. Il programma ha finanziato o sostenuto reti di telecomunicazione, cavi in fibra ottica, centri dati, sistemi cloud, commercio elettronico, pagamenti mobili e progetti per le città intelligenti.Secondo il Council on Foreign Relations, alcune stime indicavano già nel 2020 che circa un terzo dei 138 Paesi allora aderenti alla Belt and Road collaborava a progetti riconducibili alla Via della seta digitale. Il numero effettivo poteva essere più alto, poiché molti accordi non venivano resi pubblici.L’intelligenza artificiale aggiunge un livello ulteriore. Una rete telefonica o un centro dati creano rapporti commerciali di lunga durata; un modello AI può influenzare anche il funzionamento delle amministrazioni, la gestione delle informazioni e le regole applicate ai contenuti.Chi fornisce il software può incidere sugli standard tecnici, sulle modalità di conservazione dei dati e sui criteri adottati dai sistemi automatizzati. La competizione riguarda quindi un mercato in forte crescita, ma anche la capacità di fissare norme che altri Paesi dovranno applicare.Uno studio pubblicato nel giugno 2026 da ricercatori europei ha descritto la Waico come un possibile secondo polo della governance internazionale dell’AI. Il modello cinese unisce adesione aperta agli Stati, attenzione allo sviluppo e difesa della sovranità nazionale. Le istituzioni occidentali tendono invece a porre maggiore enfasi su diritti individuali, sicurezza e appartenenza a un sistema di valori condivisi.Waico e Pax Silica, due strategie diverseGli Stati Uniti hanno risposto alla competizione tecnologica rafforzando la cooperazione con alleati e partner attraverso Pax Silica. L’iniziativa, lanciata dal dipartimento di Stato nel dicembre 2025, è dedicata alla sicurezza delle catene di approvvigionamento necessarie per l’intelligenza artificiale.Pax Silica comprende minerali critici, energia, produzione avanzata, semiconduttori, infrastrutture di calcolo e logistica. Washington punta a ridurre le dipendenze considerate rischiose e a creare un sistema di fornitori affidabili per l’intera filiera tecnologica.Le due iniziative rispondono a priorità differenti. Gli Stati Uniti concentrano l’attenzione sui componenti che permettono di costruire e alimentare i sistemi più avanzati. La Cina offre soprattutto accesso ai modelli, formazione e applicazioni.Questa distinzione riflette i punti di forza delle due economie. Le imprese statunitensi mantengono una posizione dominante nei chip per l’addestramento, nei servizi cloud e nei modelli di frontiera. La Cina dispone di un vasto apparato manifatturiero, di un mercato interno capace di sostenere numerosi sviluppatori e di società abituate a operare nelle economie emergenti.A Shanghai la combinazione è apparsa anche fisicamente. Alla conferenza hanno partecipato più di 1.100 aziende e sono stati esposti centinaia di robot umanoidi, secondo i dati riportati dall’Associated Press. La robotica mostra come Pechino voglia integrare i modelli digitali con fabbriche, macchinari e servizi automatizzati.I vantaggi economici dell’open sourceI modelli aperti possono favorire una diffusione dell’intelligenza artificiale simile a quella avvenuta con Android negli smartphone. Google ha consentito a numerosi produttori di utilizzare e modificare il proprio sistema operativo, mentre Apple ha mantenuto un controllo più stretto sull’hardware e sul software di iOS.Nell’AI potrebbe formarsi una struttura comparabile. Le imprese statunitensi continuerebbero a generare una parte consistente dei ricavi attraverso i modelli proprietari più potenti, mentre una rete di modelli aperti, molti dei quali cinesi, alimenterebbe applicazioni locali e servizi a basso costo.Per Pechino, una diffusione ampia porterebbe vantaggi commerciali alle società che vendono cloud, server, dispositivi, servizi di integrazione e sistemi robotici. Creerebbe inoltre una comunità internazionale di sviluppatori abituati a utilizzare strumenti cinesi.I benefici per i Paesi partecipanti dipenderanno dalle condizioni degli accordi. I modelli aperti possono ridurre i costi e aumentare il controllo sul software, ma l’addestramento e il funzionamento richiedono centri dati, energia, tecnici e chip. Un Paese potrebbe quindi diminuire la dipendenza da un fornitore proprietario e aumentarne un’altra verso infrastrutture, aggiornamenti e finanziamenti provenienti dalla Cina.I limiti della proposta cineseL’apertura promessa da Pechino non è irreversibile. Alibaba, ByteDance e altre società cinesi hanno sviluppato sia prodotti aperti sia sistemi proprietari. La necessità di generare ricavi può spingere le imprese a limitare l’accesso ai modelli migliori o a riservare alcune funzioni ai clienti paganti.Esiste inoltre un conflitto tra diffusione internazionale e controllo statale. Le autorità cinesi sottopongono i servizi di intelligenza artificiale alle norme nazionali sui contenuti e sulla sicurezza. Un modello adattato per il mercato interno può riflettere restrizioni politiche che altri Paesi potrebbero non voler importare.Rimane poi la dipendenza dai semiconduttori. Nvidia e altre imprese statunitensi controllano tecnologie decisive per l’addestramento dei sistemi più avanzati. Le restrizioni all’esportazione hanno spinto la Cina a sviluppare componenti nazionali, ma il divario nell’hardware non è stato eliminato.La Waico nasce dunque mentre la filiera mondiale dell’AI è divisa tra competenze complementari e rivali: gli Stati Uniti dominano segmenti ad alto valore come i processori e alcuni modelli di frontiera; la Cina dispone di capacità manifatturiera, grandi piattaforme digitali e strumenti open source competitivi.La contesa sulle regole dell’intelligenza artificialeL’offerta cinese può modificare gli equilibri perché molti Paesi devono adottare l’AI prima di aver definito proprie regole, infrastrutture e strategie industriali. Il partner che fornirà strumenti, formazione e investimenti avrà un vantaggio nella definizione degli standard.Pechino presenta la Waico come un’organizzazione per ridurre le disuguaglianze tecnologiche. Washington considera invece essenziale proteggere le filiere e impedire che capacità sensibili rafforzino concorrenti strategici. L’Unione europea continua a puntare sulla regolazione, ma la sua influenza dipenderà anche dalla presenza di imprese e infrastrutture capaci di trasformare le norme in un’offerta industriale.Per i Paesi del Sud globale, la scelta non sarà necessariamente esclusiva. Molti governi cercheranno chip e investimenti dagli Stati Uniti, regole e accesso al mercato dall’Europa, modelli aperti e infrastrutture dalla Cina. La competizione consentirà loro di negoziare condizioni migliori, ma aumenterà anche il rischio di sistemi tecnologici incompatibili.La Waico offre a Pechino una sede permanente nella quale coordinare politiche, programmi e standard. Il suo peso dipenderà dalle risorse messe a disposizione, dai progetti realizzati e dalla capacità dei membri di mantenere un controllo effettivo sui dati e sulle infrastrutture. La corsa all’intelligenza artificiale non riguarda più soltanto chi sviluppa il modello più potente: riguarda chi riesce a costruire l’ecosistema utilizzato dalla maggior parte del mondo.