La violenza da parte di coloni e forze israeliane contro le comunità palestinesi in Cisgiordania - illegale secondo il diritto internazionale - sembra essersi inasprita negli ultimi mesi, con le organizzazioni per i diritti umani e le Nazioni Unite che hanno più volte descritto la situazione nei Territori come "un sistema di apartheid". Sempre sabato 18 luglio, coloni e soldati israeliani hanno appiccato il fuoco a proprietà palestinesi in due episodi distinti: nella zona di Ramallah sono stati distrutti degli uliveti, mentre vicino a Nablus è stata bruciata completamente l'abitazione di una famiglia, nel villaggio di Tal. Lo riferisce l'agenzia di stampa palestinese Wafa.A Deir Qaddis, a ovest di Ramallah, i soldati israeliani hanno aperto il fuoco e lanciato lacrimogeni contro agricoltori palestinesi al lavoro nei campi, innescando incendi che hanno devastato gli uliveti della zona. Secondo Wafa, le squadre della protezione civile non sono state autorizzate a raggiungere il luogo, e le fiamme si sono estese ulteriormente. Lo stesso giorno le forze israeliane hanno condotto raid nelle abitazioni di Yabad e Mithlon, vicino a Jenin: un'ennesima incursione in quella che i residenti descrivono come una prassi quasi quotidiana di raid e violenze da parte dei coloni.Inoltre, due palestinesi sono stati uccisi a colpi d'arma da fuoco da coloni israeliani durante un attacco alla città di Deir Jarir, a est di Ramallah. Lo ha riferito la Mezzaluna Rossa Palestinese. Secondo il ministero della Salute palestinese, le vittime sarebbero Audeh Abdurrahim Audeh Farahaneh, 53 anni, e Ahmed Adel Rashid Abu Maju, 26 anni. Altre tre persone sono rimaste gravemente ferite nello stesso raid, come riferisce l'agenzia di stampa palestinese Wafa. Testimoni oculari hanno raccontato a Wafa che l'esercito israeliano avrebbe anche aperto il fuoco contro un'ambulanza che trasportava uno dei feriti.
In Cisgiordania è morto il giovane calciatore ferito dai coloni durante un raid nel suo villaggio
A Ramallah altre due vittime uccise a colpi d'arma da fuoco: non si ferma la violenza nei territori occupati







