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Ultimo aggiornamento: 14:41

Cinquantasei persone sono state uccise soltanto ieri dai raid israeliani a Gaza. Settantaquattro nelle 24 ore precedenti. Ma i palestinesi continuano a morire, e soprattutto a venire sfollati, anche in Cisgiordania, ogni giorno, per mano dell’Idf o dei coloni. Mercoledì, tre abitanti di Kafr Malik, villaggio a nord-est di Ramallah, nel corno sud-ovest della valle del Giordano, sono stati uccisi da proiettili israeliani durante scontri nati in reazione a un assalto di coloni. Un centinaio di estremisti israeliani che rivendicano l’occupazione illegale dei territori palestinesi hanno attaccato una comunità di pastori della zona. Poco dopo è intervenuto l’Idf.

Diversi video sui social mostrano i soldati israeliani che sparano ad altezza d’uomo. Oltre alle tre vittime sono rimasti a terra sei feriti. L’esercito israeliano ha ammesso di aver sparato “rispondendo al fuoco di uomini armati” e ha fatto sapere di aver arrestato cinque coloni per le violenze.

“Succede sempre nello stesso modo. I coloni prima impongono la loro presenza portando a pascolare il bestiame sui terreni dei nostri villaggi, poi attaccano le comunità di beduini. Arrivano a volto coperto su dei minivan, a gruppi di 8-10 per veicolo: mercoledì ne abbiamo contati 15”, racconta Qassam Muaddi, giornalista palestinese di Turmus Aya, uno dei villaggi dell’area (2000 abitanti). “Nella mia zona sono state espulse 18 comunità di beduini, parliamo di 50 famiglie, migliaia di persone”. A Taibe, non lontano, lo stesso giorno i coloni sono venuti a incendiare le auto dei residenti. Il 19 giugno, a Surif, il 48enne Mohammad Alhour è morto difendendo il padre durante un assalto dentro casa sua. Dietro i gruppi di coloni cammina sempre l’Idf. Li sorveglia, interviene a loro protezione quando scoppiano scontri. Secondo numerosi report delle ong anti-occupazione come l’israeliana B’tselem, spesso i soldati aiutano i coloni a perpetrare le loro violenze.