Una perdita occulta sotterranea pari a venti piscine olimpioniche stava per far saltare i conti di una palazzina. L'intervento dell'Adoc ha ridotto il super-debito a 18mila euro dilazionati: decisiva la negligenza del gestore nel segnalare l'anomalia
Veder svanire nel sottosuolo ben 70.572 metri cubi d’acqua, l’equivalente esatto di venti piscine olimpioniche, senza accorgersene, per poi trovarsi tra le mani una bolletta da 210mila euro. È l’incubo vissuto dai residenti di una palazzina di Pordenone, che hanno visto i conti del proprio condominio sull’orlo del collasso a causa di una gigantesca perdita occulta. Come scrive Il Gazzettino, la vicenda ha gettato nel panico decine di famiglie, ma si è fortunatamente conclusa con un clamoroso lieto fine grazie al decisivo intervento dell’Adoc (Associazione Difesa Orientamento Consumatori) e a una netta presa di posizione della giurisprudenza italiana.
La rottura della tubatura
Le perdite occulte provocate da tubature sotterranee obsolete non sono una novità, ma a fare la differenza in questa storia è stata la tempistica dei soccorsi e delle comunicazioni. Il caso inizia a manifestarsi concretamente il 30 maggio 2025, quando durante alcuni lavori di manutenzione del giardino condominiale viene notata una strana chiazza d’acqua nei pressi della casetta della caldaia. L’amministratore dello stabile, l’ingegner Giovanni Ricci, si attiva immediatamente: allerta il gestore idrico Hydrogea (oggi confluito in Cafc spa) e chiama d’urgenza un idraulico che, nel giro di poche ore, individua la rottura nella conduttura di alimentazione principale e la ripara.









