La Sila, la montagna assoluta. Il silenzio e i sentieri, gli alberi, le rovine, aggirarsi lassù è come muoversi su un vuoto incombente, una voragine che ti attornia. Non è solo quello che sta in basso, che ti circonda, o addirittura che ti sovrasta. È l’inquietudine; il senso di perdita che si prova, non solo rispetto a qualcuno, a qualcosa, ma anche e soprattutto rivolti a sé stessi. Sei lassù, nel cuore della Calabria, sei perso ancora prima di perderti e fai conti con tutti i tuoi passati, familiari o meno, e a ogni passo provi a ricucire col territorio quello che la tua e altre partenze hanno strappato. Forse hai paura, e allora continui a cercare. Così Caterina, la protagonista, di Innocenza di Andrea Esposito, un bellissimo romanzo per Ponte alle grazie (pp. 208, euro 18).

Caterina vive a Roma, ha lasciato la Calabria molti anni fa, torna di tanto in tanto per venire a trovare il padre anziano. Torna anche questa volta perché preoccupata, negli ultimi tempi il genitore è un po’ strano, poi non risponde al telefono, ai messaggi. Che succede? Pare domandarsi Caterina, tenendo nascosta una seconda e più rigorosa domanda: cosa accadrà? Domande aperte, risposte impossibili, tentativi, si tratta di camminare e di cercare. «E lei gli ha detto che la storia non significava niente, e lui ha risposto che una storia non deve significare niente». Lui, il padre di Caterina, un solitario, avido lettore, chiuso in sé stesso, amante della Silla e dei posti dove non va nessuno. In paese è visto ormai come quello delle stranezze, delle convinzioni eccentriche. Caterina arriva e non lo trova, trova invece il cadavere di uno sconosciuto nella casa vicina a quella del padre e una donna. Da qui, da questo scenario, almeno sulla pagina comincia Innocenza, ma come succede con le poesie, molto deve essere accaduto al di fuori delle pagine. Il lavoro sull’immaginario e sul linguaggio di Andrea Esposito fa sì che dalle prime frasi chi legge si senta Caterina e si senta suo padre. Nei panni della prima cerca con fiducia e poi con sospetto, nei panni dell’altro scappa in salita pieno di dubbi e certezze che ingombrano la testa.