Questa è la mia terra e io la difendo. Scuola di restanza e futuro. Dove nasci conta. Patto x restare. Sono festival, laboratori di immaginazione, campagne e reti di associazioni civiche che in Sicilia chiedono tutte la stessa cosa: poter rimanere a vivere dove si è nati. Non si affidano solo o necessariamente alla romantica, alle volte irrazionale, restanza dell’antropologo calabrese Vito Teti. Elaborano riflessioni che partono dal lavoro, che manca. Dai servizi, non garantiti. Contestano la conformazione migratoria dei movimenti del nostro paese che da anni sembrava essere incontestabile: da giù verso su, consapevoli che anche il Nord non riesce più a garantire quanto promesso.

Sono realtà presenti anche nelle altre regioni del Sud Italia. In Puglia, con il sostegno della Commissione Europea, grazie all’Osservatorio Sviluppo Locale che ha avviato una consultazione locale su cosa manchi al territorio. A Napoli con la rete Set-Resta Abitante che il diritto a restare lo declina in un’ottica di lotta alla speculazione immobiliare. Prima i residenti, poi i turisti. Cercano di contrastare fenomeni come lo spopolamento che non sono più un presagio ma la realtà. Come la Puglia che secondo l’Istat perderà oltre 418.000 abitanti entro il 2042 o i 517 abitanti su 1000 della provincia di Enna registrati all’Aire. Più di uno su due. Servirebbe il lavoro per tornare, o per non andarsene mai. E in sua assenza? Si torna comunque, per crearlo.