Si chiama “Patto per restare” ed è un documento sostenuto da più di duemila giovani siciliani che chiedono solo una cosa: non essere costretti a lasciare la loro regione per cercare un lavoro. Un obiettivo che si può raggiungere solo in un modo: dichiarare guerra al sistema clientelare isolano, che ogni anno “costringe migliaia di persone a emigrare”. Nelle settimane segnate dall’inchiesta su Totò Cuffaro, l’ex governatore che ha già scontato una condanna per favoreggiamento alla mafia e ora è indagato per corruzione, la Sicilia prova a reagire. A San Giovanni Gemini, in provincia di Agrigento, si sono radunati i rappresentanti di 60 associazioni di tutta l’isola per varare quello che viene battezzato “Movimento regionale per il diritto a restare” .
Nel documento si legge che “La Sicilia non ha bisogno di eroi, ma di comunità che si prendano cura della propria terra”. “In Sicilia esiste un tessuto vivo di centinaia di realtà che ogni giorno lavorano con serietà per migliorare questa terra. Ieri, sessanta di queste organizzazioni hanno scelto di unirsi nel Patto per Restare: continueremo a fare il nostro, ma da oggi vogliamo che questa voce abbia un peso reale nelle istituzioni e nelle decisioni che riguardano il futuro dell’isola. Il nostro impegno merita ascolto, merita rispetto, merita rappresentanza”, spiega Carmelo Traina, eletto nel direttivo del movimento.







