Non sono più soltanto i piccoli borghi dell’entroterra a perdere abitanti. Lo spopolamento, oggi, interessa sempre più anche i comuni vicini ai grandi centri urbani e aree considerate economicamente dinamiche come la provincia di Catania. Un fenomeno che si intreccia con un’altra emergenza: la fuga dei giovani. Uno studio promosso da Cisl Sicilia, Conferenza Episcopale Siciliana e Università Kore di Enna sulle aree interne dell’Isola conferma, dati alla mano, questa percezione diffusa.A lanciare l’allarme è Maurizio Attanasio, segretario generale della Cisl Catania, che negli ultimi mesi ha avviato un percorso di ascolto coinvolgendo consulte giovanili, studenti dell’Università di Catania e rappresentanze scolastiche della provincia.“Da otto mesi abbiamo avviato un percorso di ascolto con le consulte giovanili della provincia di Catania perché ci siamo accorti di un fenomeno che non pensavamo potesse colpire un territorio come il nostro, tra i più produttivi della Sicilia e tra i primi venti in Italia per capacità industriale e Pil - spiega Attanasio -. Eppure anche qui il tema dello spopolamento e della fuga dei giovani è diventato drammaticamente concreto”.Dal confronto con ragazzi e ragazze emerge un quadro definito “preoccupante” dal sindacato: mancano politiche strutturate dedicate agli adolescenti, spazi di aggregazione e percorsi di orientamento verso il lavoro e l’alta formazione.“Non ci sono luoghi pubblici di aggregazione, centri che orientino e assistono i giovani verso il lavoro, gli studi, i master e la formazione - osserva Attanasio -. In molti territori l’unico presidio sociale rimasto è la parrocchia”.Secondo l’analisi condotta insieme ad alcuni docenti universitari, che stanno conducendo un’analisi scientifica, il problema non riguarda soltanto il disagio sociale, ma anche il mercato del lavoro e l’assenza di adeguati servizi. Contratti precari, bassi salari, tirocini poco formativi e una distanza sempre più evidente tra scuola, università e imprese contribuiscono ad alimentare la scelta di lasciare la Sicilia.“Sentirsi dire dai giovani ‘perché dovrei restare qui?’ deve farci interrogare tutti - continua il segretario di Cisl Catania -. Sempre più ragazzi lasciano la nostra provincia perché non vedono prospettive reali per il loro futuro” e a seguirli, in molti casi,sono poi i genitori. Da qui la decisione di trasformare l’analisi in una proposta concreta. Lo studio e il lavoro svolto con i giovani confluiranno infatti in un documento articolato in dieci punti, che sarà presentato insieme alle diocesi del territorio e consegnato alle istituzioni locali, regionali, nazionali ed europee.“Vogliamo costruire un percorso partecipato in cui i giovani siano protagonisti e non semplici destinatari delle decisioni - sottolinea Attanasio - I problemi non riguardano solo il lavoro, ma anche la solitudine, il bullismo, le dipendenze e l’insicurezza sul futuro. Per questo vogliamo trasformare la parola ‘restanza’ in qualcosa di concreto: un piano capace di dare ai giovani motivi veri per restare e costruire qui il proprio futuro”.Il sindacato lancia la sfida alla politica e alle altre istituzioni preposte: bisogna trasformare l’ascolto e l’analisi in interventi concreti, perché una terra che continua a perdere i suoi giovani rischia progressivamente di perdere anche il proprio futuro.
L'allarme della Cisl Catania sulla fuga dei giovani dal territorio etneo: "Non ci sono prospettive"
Il sindacato lancia la sfida alla politica e alle altre istituzioni preposte: bisogna trasformare l’ascolto e l’analisi in interventi concreti










