Nascere a Librino, a San Giovanni Galermo o in un altro dei quartieri periferici di Catania dà meno opportunità rispetto a nascere in una delle zone più centrali e “ricche”. Lo dicono i dati Istat del report Idise, ma questa volta a evidenziarlo è Save the Children, che nella sua ricerca “I luoghi che contano”, si concentra sull’esposizione alla povertà e alla dispersione scolastica di bambini, bambine e adolescenti che vivono in aree vulnerabili.

In particolare in città sono 6.887, cioè il 13,5% del totale dei minori fino a 17 anni. In periferia il 68,1% delle famiglie vive in stato di povertà relativa, ovvero quella condizione in cui qualunque imprevisto rischia di far crollare la qualità della vita in modo irreparabile. C’è di più: in queste aree ha abbandonato la scuola il 15,7% degli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado, una percentuale quasi doppia rispetto all’8,7% della media dell’intero Comune. Per un confronto: secondo un’elaborazione Istat per Save the Children, nelle aree svantaggiate dei comuni capoluogo delle 14 città metropolitane italiane è il 15,4% la percentuale degli studenti della scuola secondaria di primo e secondo grado che ha abbandonato la scuola o ripetuto l’anno scolastico, una percentuale doppia rispetto alla media complessiva dei comuni capoluogo (7,6%). Come a dire: a Catania l’intera città ha un dato peggiore delle aree a rischio del resto delle grandi città italiane.