Nella vivace comunità studentesca di Siena, lo scorso venerdì, una giovane professoressa di radici calabresi, molto motivata, mi raccontava delle difficoltà del suo lavoro tra risorse scarse e burocrazia. «Abbiamo un contesto allofono» - aveva esordito - allofono? «Sì - spiegava - una forte presenza di ragazzi provenienti da Paesi diversi, che non devono sentirsi, né essere percepiti, stranieri: ecco, perché preferiamo usare quel termine». In un’aula magna gremita, avremmo parlato delle narrazioni di questo mondo in accelerazione, tra intelligenze artificiali, guerre e violazioni dei diritti umani alla vigilia dell’incontro di Pechino tra Trump e Xi Jnping.
Nonostante l’anagrafe giovanissima, la voglia di capire. Un incontro vivificante a Siena, ovvero in Italia, ovvero in Europa, grazie all’impegno di un’insegnate di radici meridionali, che insieme ai colleghi toscani e di altre regioni, coltiva la formazione di nuovi cittadini europei. Quale migliore risposta alla domanda: da dove ripartire? Il senso e dunque il ruolo dell’Europa, che rimangono indispensabili, da ritrovare in fretta (sulla ribalta da ultimo ad Aquisgrana per il premio a Mario Draghi), mentre i leader delle due superpotenze mondiali si misuravano a Pechino. Il Vecchio Continente, oltre i populismi e le spinte delle destre autocratiche nel declino delle democrazie, rappresenta probabilmente l’unica fetta di mondo che può ancora contare su una larga parte di opinione pubblica istruita, informata e dunque critica, benchè anziana, e su nuove generazioni migliori di come si descrivono (o si vorrebbero?) pronte ad esprimere una partecipazione convinta nei momenti che contano (vedi il NO all’ultimo referendum costituzionale in Italia) per difendere la legalità e il mondo multiculturale cui appartengono. Il G2 di Pechino (formula ristretta, in una metafora di lavaggio, al momento «infeltrita», già che si partiva dal G20) ha visto, tra l’altro, due leader su piani diversi. Trump, alla testa della sua democratura di parenti, amici e oligarchi, sbilanciato sugli affari, ma incerto sugli scenari internazionali, in particolare nel riferimento a Taiwan, questione sempre strategica invece per la Cina, nell’unità del suo territorio; Ji Xinping che non ha preso impegni formali, tetragono nelle proprie posizioni, appena aperto ad accordi commerciali, da verificare.












