“La Spagna è figlia della migrazione e non sarà madre della xenofobia”, con questa frase Pedro Sánchez ha ribadito, in occasione dell’incontro internazionale noto come Global Progressive Mobilisation (GPM) tenutosi lo scorso aprile a Barcellona, la posizione del governo spagnolo. Un paese che affonda le proprie radici storiche nella migrazione e che non vuole diventare xenofobo nei confronti dei migranti. Sono proprio quest’ultime le posizioni sempre più ricorrenti nei governi di estrema destra in Europa o in paesi come gli Stati Uniti, con politiche anti-immigrazione e atteggiamenti discriminatori verso lo straniero migrante. La retorica è ormai sempre la stessa: l’immigrato è il pericolo, ci ruba il lavoro, porta le malattie, è un criminale — il nemico comune su cui concentrarsi.

La stagnazione demografica, con un basso tasso di natalità unito all’aumento della speranza di vita e quindi alla necessità di far fronte a un numero crescente di pensionati, rende la presenza di immigrati non solo un dovere morale, ma anche utile. Inoltre sono gli stessi immigrati a lavorare nelle nostre campagne, nelle costruzioni, negli ospedali e a prendersi cura dei nostri anziani.

Nel 2024 la Svizzera ha registrato il livello di natalità più basso da quando esistono le statistiche. Attualmente la Svizzera ha una popolazione di circa 9 milioni ed è proprio in questo contesto che l’UDC, partito di estrema destra svizzero, ha lanciato un’iniziativa su cui si voterà il prossimo 14 giugno: no a una Svizzera a dieci milioni di abitanti. Ne parlo con Carlo Sommaruga, consigliere agli stati (Senatore) in rappresentanza del Partito Socialista presso il parlamento a Berna. Mi racconta che la differenza sostanziale tra la Svizzera e il resto d’Europa nel contesto migratorio, è che lo straniero in Svizzera non è solo l’extracomunitario o l’africano, ma anche l’italiano, il francese nonché l’europeo. Se questa iniziativa dovesse vincere, la Svizzera non permetterebbe alle persone (europei inclusi), ammesse a titolo provvisorio, di ottenere un permesso di soggiorno o di dimora, né la cittadinanza svizzera, né alcun altro diritto di permanenza. Le conseguenze per i migranti, che si occupano degli anziani, che lavorano nell’edilizia, negli ospedali, negli hotel e nelle imprese e che contribuiscono all’economia del paese, sarebbero immediate. Si assiste sempre più an consolidamento di una narrativa identitaria, con il timore che lo straniero possa costituire una minaccia per la nostra identità.