Negli ultimi anni la Spagna ha assistito all’arrivo di un flusso di migranti enorme, inedito nella sua storia. Vengono soprattutto dall’America Latina e in molti casi non tornano in patria dopo i 90 giorni di visto. Poi è arrivata dal governo Sanchez la sanatoria per 500mila di loro, che ha concesso il permesso di soggiorno e lavoro di un anno (rinnovabile), a chi dimostra la presenza nel Paese prima del 31 dicembre 2025. Dal 2018, cioè da quando è entrato in carica il premier socialista, la popolazione spagnola è arrivata a 49,6 milioni. Un aumento di tre milioni attribuibile agli immigrati, visto che il tasso di natalità si aggira intorno all’1,2 figli per donna. Nessuno in Europa si avvicina a questo aumento della popolazione. Al 1 gennaio 2025, i migranti che vivevano in Spagna erano 1,1 milioni dal Marocco e oltre tre milioni dall’America Latina (con in testa gli arrivi da Colombia, Venezuela, Ecuador e Argentina). Un milione di latini solo a Madrid, in pratica un abitante su sette. Un cambiamento demografico che porta in sé anche quello culturale e religioso: gli evangelici, scrive El Pais, sono oggi oltre un milione e mezzo e rappresentano la più grande minoranza religiosa del Paese, davanti a testimoni di Geova e musulmani.