La regione Emilia-Romagna offre tanti servizi che nel tempo si stanno dimostrando insufficienti, se, come emerge dalle interviste fatte, i cittadini hanno preoccupazioni legate ai temi della sicurezza, della convivenza nei quartieri, e dell’impatto sociale – fa notare Valentina Castaldini (Forza Italia) –. Bisogna di nuovo ricominciare a sperimentare, a innovare, perché riproporre le stesse soluzioni a situazioni mutate peggiora sola la situazione. Bisogna immaginare sviluppo di città che non creino quartieri ghetto o lascino agli immigrati i centri storici vuoti. Va collegato il problema migratorio a quello delle politiche abitative e poi bisogna superare la segregazione scolastica. Sperimentiamo nuovi modelli – suggerisce – in cui gli stranieri possano essere inseriti in tutte le scuole sostenendo adeguate politiche di trasporto pubblico. Dobbiamo immaginare l’Emilia-Romagna fra 20 anni, fatta di anziani soli e giovani famiglie di immigrati che dovranno imparare non solo a convivere ma a vivere bene insieme.
Molto critica Marta Evangelisti (Fratelli d’Italia): "I dati ufficiali contenuti nella relazione sull’attuazione della Legge Regionale 5/2004 smontano la retorica della sinistra e certificano il fallimento delle politiche di integrazione della Giunta regionale in Emilia-Romagna: la realtà ci consegna un sistema profondamente squilibrato – fa notare – che ha prodotto assistenzialismo cronico, ghettizzazione lavorativa, precariato e un isolamento sociale drammatico che si scarica interamente sui bilanci dei nostri Comuni e sulla sicurezza dei nostri territori. C’è poi un enorme capitolo che riguarda la sicurezza e la tenuta stessa della nostra rete sociale, sul quale la Giunta preferisce chiudere gli occhi – attacca ancora Evangelisti –. La stessa relazione tecnica regionale ammette la preoccupante ‘permeabilità’ dei sistemi di accoglienza Cas e Sai, che spesso diventano luoghi di primo contatto con lo sfruttamento lavorativo e il caporalato. Le politiche di integrazione della sinistra hanno prodotto assistenzialismo cronico, precarietà, isolamento sociale e tensioni crescenti sui territori. Quanto accaduto a Modena deve rappresentare uno spartiacque".











