Stranieri al 13% e alloggi popolari assegnati soprattutto agli extracomunitari: il welfare regionale verso il collasso

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L'Emilia Romagna dell'"integrazione modello" crolla su se stessa. La Regione, capofila per numero di stranieri residenti in percentuale (579mila, pari al 13% della popolazione), scopre il lato oscuro dell'accoglienza senza limiti. Quanto accaduto a Modena, del resto, è anche frutto di anni di buonismo e di cultura "migrazionista". La capacità ricettiva del sistema regionale ha raggiunto un limite strutturale. E i servizi stanziati verso gli immigrati, siano di prima o di seconda generazione, risultano insufficienti. Sono i numeri diffusi dalla Giunta guidata dal dem Michele de Pascale a certificare il fallimento. In Emilia Romagna, uno studente straniero su due è in ritardo scolastico: parliamo del 47.5% del totale. E gli studenti stranieri, nella Regione nord-orientale, sono parecchi: il 19%. Sì, anche questo è un record per l'Italia. Le richieste di sostegno economico provenienti da chi non ha origine italiana arrivano a sfiorare il 30%. Per chi, tra i migranti, lavora, la situazione non migliora granché: il 75% dei lavoratori immigrati è occupata nella mansioni più basse, soprattutto nel settore agricolo. I problemi economici persistono, sia per gli occupati sia per i disoccupati. E sempre la Regione a guida dem, nella relazione sull'attuazione della legge regionale 5/2004, ammette come i sistemi Cas (Centri di accoglienza straordinaria) e Sai (Sistema accoglienza integrazione) siano "permeabili" dallo sfruttamento e dal caporalato.