“Emerge che il numero assoluto di giovani che lasciano il territorio per trasferirsi all’estero è più che quadruplicato rispetto a poco più di un decennio fa”, evidenzia l’osservatorio. E se parte dell’aumento nel 2024 è legata a un adeguamento normativo dell’Aire, la Cisl chiarisce: “La crescita complessiva della fuga di giovani è un trend consolidato dal 2020 e non si può più attribuire a fenomeni temporanei o emergenziali”. A preoccupare è soprattutto la perdita di capitale umano qualificato: nella fascia 25-34 anni, circa due terzi degli espatriati sono laureati. Le province con le percentuali più alte di giovani con titoli terziari sono Parma (67,6%), Bologna (64,4%) e Forlì-Cesena (60,9%). Anche Ferrara, Ravenna e Rimini superano il 49%. Le motivazioni? In primo piano lavoro e formazione: sette giovani su dieci partono per trovare migliori opportunità, salari più alti o perché in Italia non trovano impiego. Ma oltre un quarto cita anche la ricerca di una qualità di vita migliore. Paradossalmente, la popolazione giovanile residente è aumentata tra il 2020 e il 2024 (+4% a Rimini e Forlì-Cesena, +9% a Ravenna), segno che l’emigrazione non dipende da un calo demografico, ma da mancate opportunità locali.