Il disagio psichico di Salim El Koudri, l’italiano di seconda generazione che sabato 16 maggio nel centro di Modena ha lanciato la sua auto su una decina di passanti riducendone quattro in condizioni critiche, potrebbe rappresentare la punta di un iceberg. Non un iceberg di radicalizzazione, come alcune forze politiche sostengono per alimentare la loro campagna di propaganda xenofoba: una montagna di difficoltà degli immigrati su integrazione, inserimento al lavoro, ottenimento di una reale condizione di parità sociale, lavorativa, economica. Una montagna sempre più difficile da scalare per troppi cittadini, che si traduce in isolamento, perdita di opportunità, depressione, problemi di salute mentale.
La questione è gigantesca e spesso sottostimata o occultata da governi, forze politiche, strutture di welfare. Il problema viene derubricato o lasciato alle reti di solidarietà sociale dal basso. Ma i bisogni sono enormi e le risposte carenti o del tutto assenti. Nel 2024, gli immigrati rappresentano circa il 13% della popolazione dell’Ue a 27, una quota che sale al 15,5% nei Paesi dell’Ue-14, dove risiede la maggior parte dei residenti nati all’estero. In questo gruppo di Stati un residente su sei è nato fuori dai confini nazionali. In Italia i cittadini non dell’Unione europea costituiscono il 9,4% della popolazione totale. Le seconde generazioni, i figli di immigrati residenti e i minorenni che hanno ottenuto la cittadinanza italiana, a inizio 2025 in Italia erano oltre 1,3 milioni di persone. Mentre nell’ultimo decennio il numero di minorenni stranieri in Italia è leggermente diminuito (-4,5%), è aumentato significativamente il numero di giovani di origine straniera che diventano cittadini italiani, contribuendo alla crescita delle “nuove generazioni” multiculturali.














