Grazia Deledda scriveva di aver vissuto "coi venti, coi boschi, colle montagne" e “mille e mille volte ho appoggiato la testa ai tronchi degli alberi per ascoltarne la voce”.
A Isola Rossa ci sono delle piattaforme di legno appoggiate agli scogli. Sono nove bolle di quiete sospese sul blu, con il sole che vi tramonta esattamente di fronte. A piedi nudi sulle tavole, il libro di Grazia Deledda si sfoglia nel vento, in quell'ora del giorno in cui i refoli di mare e quelli di terra si incontrano e giocano tra loro.
Lì ho assorbito l’autrice sarda Premio Nobel. C’erano le voci di tutti quelli che erano passati prima di me: banditi e questori, pescatori e cacciatori, pastori e costruttori di nuraghi. Sono ancora tutti al loro posto, nell'entroterra. Basta risalire il vento per andarli a trovare. Come il ponte di una nave nel tempo, quelle tavole sono un punto di partenza. L’anima dell’Hotel Torreruja, tappa del gruppo gallurese Delphina, le ha create per i suoi ospiti.
I pescatori
Isola Rossa comincia da lì. Borgo di mare sul Golfo dell'Asinara, dà il nome — insieme al colore delle sue rocce — a quel tratto di costa nord-occidentale che si chiama Costa Rossa. Il paesaggio conserva un carattere ruvido e schivo fatto di calette, piscine naturali dai fondali sabbiosi, acque limpide che si aprono su spiagge di sabbia fine, le onde che lavorano la pietra.








