di Carlo Verdelli

La spiaggia di sabbia fine, invece che di pietre e scogli. Le colline verdi la proteggono, anche d’inverno capita di starci in maglietta. Un triste parcheggio a spirale. Ma alla fine ha contenuto il peggio, salvando l’incanto

Se metti la punta del compasso in mezzo al mare e lasci andare la matita, ti viene un golfo. Se avvicini la punta alla terra, te ne viene uno più piccolo e così via. La Liguria è il golfo grande, che contiene tanti golfi a ripetizione come le onde. Uno di questi ospita Alassio. Una spiaggia di sabbia fine, invece che di pietre e scogli. Le colline verdi a proteggerla e a regalarle un clima che anche d’inverno capita di starci in maglietta. I due estremi segnati con bandiere naturali: all’imbocco, la cappelletta di San Rocco con davanti la misteriosa e inavvicinabile Isola Gallinara; all’opposto, includendo le damigelle Andorra e Laigueglia, lo spuntone di Capo Mele, con sopra un affare bianco che è un osservatorio astronomico e meteorologico.

Se raggiungi Alassio in auto, ti conviene uscire ad Albenga, fare la costa a curve, passare sopra i resti di una caserma abbandonata, La Piave, sede del 14° Battaglione Bersaglieri Sernaglia, addestramento reclute, che se salivi sul tetto di qualche alloggiamento potevi veder passare la Milano-Sanremo. Poi comincia la discesa, e ti si apre improvviso lo scorcio di una promessa di luce e quiete. Da sopra, Alassio somiglia a un corpo adagiato e allungato su un fianco, uomo o donna fate voi. Non disturbare che sta sognando, e infatti il disturbo è minimo, giusto a ferragosto quando bande di allegroni partono dal molo, che taglia in due la costa, di qua la parte più nobile, di là quella più popolare: armati di secchielli e bidoni, sconfinano nella zona benestanti e annaffiano di gavettoni le prime file di sdraio.