Bello chiudere nel maestrale, a Santa Teresa Gallura, il lungo viaggio estivo di un libro. La Sardegna non è una qualsiasi Los Angeles: qui ci sono le stagioni. Il vento spettina. Il mare s’arrabbia. Se piove, diluvia. Il granito sfida il sole: vediamo chi vince.

Sono un vecchio amante dell’isola, ricambiato oltre i miei meriti. Anche quest’anno ho visto tanta gente e molti posti: Alta Gallura, Anglona, Baronie, Nurra, Barbagia, Sinis, Iglesiente, Sulcis. Se non sapete dove sono, ahi!: non siete veri sardofili. Vi toccherà tornare, che fortuna.

La Sardegna la frequento tutta, un po’ meno gli ottanta chilometri di Costa Smeralda. Spettacolari, ma scorgere Daniela Santanché leopardata con Fedez, o incrociare Belén che bisticcia col benzinaio, non è il mio sogno di vacanza.

L’ho trovata cambiata, l’isola, quest’estate? Rispondo con le parole di conoscenti sardi che lavorano nel turismo: un po’ incafonita, qui e là. E questa non è mai stata la sua cifra estiva: i cafoni avevano i loro ritrovi, ma altrove c’era una certa, educata convivenza. È successo qualcosa? Credo di sì. Sempre la stessa cosa.

L’ossessione di mostrare e mostrarsi sui social. Non è una novità, direte. Vero. Ma un luogo spettacolare come la Sardegna eccita gli animi e gli smartphone. Il rischio aumenta, le conseguenze si vedono.