Se avete visitato la Costa Smeralda, ogni insenatura di Porto Rotondo, tutte le calette di Porto Cervo e vi siete inebriati dei colori e dei profumi della Gallura, se avete ammirato le spiagge della Maddalena e trattenuto il fiato sull’affaccio di Palau, se avete proseguito fino a Stintino e vi siete immersi nella sua abbagliante bellezza. E ancora se il promontorio di Capo Caccia vi ha dato i brividi guardando a strapiombo la superficie del mare, come pure quei 45 km tra Alghero e Bosa – bella Alghero, così catalana nella lingua, nella cultura, nell’architettura, anche nella cucina e nei suoi ventagli di sughero dipinti a mano e corallo in tutte le salse -, insomma se avete fatto il giro dell’isola, da Oriente a Occidente, lungo la costa, sfiorando pure la soffice sabbia di Cala Goloritzé, nel comune di Baunei, prima nella classifica di World’s 50 Best Beaches 2025, ma avete tralasciato l’interno, il cuore della Sardegna, beh, allora il vostro è stato un viaggio a metà. Che poi è quello che ho fatto anche io, da passeggera, in sella una Bwm Gs 1200, partendo, però, dall’entroterra.
Barbagia, alla scoperta della sardità
La profondità pastorale del paesaggio interno e tutti i suoi elementi, geografici, antropologici, storici e culturali, quelli che esprimono il senso della più autentica sardità, si colgono solo lì. Così, dopo una notte in traghetto, arrivati nella bella Cagliari, con i suoi palazzi che guardano il porto, tra il neoclassico, il liberty e l’umbertino (coperti appena da alcuni teloni per lavori in corso), abbiamo digitato sul tom tom la destinazione di Oliena, in Barbagia. I nostri amici ci seguono su una Honda Transalp 750.







