HomeMonza BrianzaCronacaIl processo ai clan della ‘ndrangheta in Brianza, la difesa degli imputati: “Estorsioni le nostre? No, opere a fin di bene”Gli otto a giudizio si dichiarano innocenti e contestano l’aggravante mafiosa delineata dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano, che ha chiesto condanne fino a 11 di carcere. A ottobre la sentenzaIl tribunale di MonzaRicevi le notizie de Il Giorno su GoogleSeguiciSeregno (Monza Brianza), 16 Luglio 2026 – Si protestano innocenti e respingono l'accusa che li accosta agli arrestati nell'operazione "Freccia" del 2020 ritenuta anche l'ennesimo colpo contro la criminalità organizzata in terra brianzola. "Nessuno ha mai parlato di 'ndrangheta e mafiosi e non si trattava di estorsioni ma di interventi a fin di bene per aiutare conoscenti e che invece hanno finito per mettere nei guai con la giustizia gli imputati", sostengono gli avvocati della difesa, che negano le accuse e chiedono l'assoluzione, anche dall'aggravante del metodo mafioso, al processo al Tribunale di Monza per le ritenute mani della 'ndrangheta su movida e giro dei "buttafuori", droga e recupero crediti anche in Brianza.
L'asse Monza-Vibo
La Procura della Direzione distrettuale antimafia ha chiesto 4 condanne fino a 11 anni di reclusione e 4 assoluzioni per prescrizione dei reati. La pena più alta è stata chiesta per estorsione aggravata dal metodo mafioso per Claudio D'Ambrosio e Gianluigi Familiari dalla rappresentante della pubblica accusa, insieme ad altre due pene di 6 anni per droga, mentre risultano ormai cancellate dal colpo di spugna della prescrizione per altri quattro imputati le accuse sempre di droga e di intestazione fittizia di beni. L'indagine è quella dei carabinieri di Monza che era tornata a riaccendere il faro su alcune famiglie originarie di Vibo Valentia accusate di gestire le cosche radicate a Seregno dopo la scure dell’inchiesta "Infinito".












