Cesenatico (Forlì-Cesena), 13 luglio 2026 – La Corte d’Assise d’Appello di Bologna sul processo “Radici” ha confermato l’impianto accusatorio dimostrando la sussistenza della gran parte dei reati legati ad un sistema di investimenti illeciti della ‘ndrangheta calabrese nel settore alberghiero e dolciario in Romagna, compresa l’aggravante del metodo mafioso per alcuni degli imputati. Il verdetto conferma, in sostanza, la sentenza di primo grado del Tribunale di Ravenna che, a gennaio 2025, aveva stabilito 21 condanne per un totale di 98 anni di carcere, per dei reati commessi sui territori di Cervia, Cesenatico, Bagnacavallo, Imola e Reggio Emilia.

Ecco tutte le pene agli imputati

La sentenza d’Appello si differenzia da quella di primo grado solo per alcune assoluzioni su capi di imputazione residuali, piccole rideterminazioni di pena e per la riduzione delle provvisionali da versare ai Comuni che si erano costituiti parte civile. Tra gli imputati condannati alle pene più alte, ora confermate, ci sono Saverio Serra, originario di Vibo Valentia ma residente a Cervia, condannato a 13 anni e tre mesi; Francesco Patamia, ex candidato alla Camera dei Deputati con la lista Noi moderati, condannato a 11 anni e due mesi, ed il padre Rocco Patamia, a cui è stata comminata una pena di 10 anni e sei mesi. Alessandro Di Maina residente a Cesenatico, è stato invece condannato in Appello a 5 anni e sei mesi, mentre in primo grado gli era stata inflitta una condanna a 6 anni e otto mesi. Per gli altri imputati le pene vanno da 2 a 4 anni di reclusione. La Corte d’Appello pubblicherà le motivazioni della sentenza entro 90 giorni, quindi in ottobre, e su queste le persone condannate ed i rispettivi legali, decideranno se ricorrere o meno in Cassazione.