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La Corte d’Assise d’Appello di Bologna, guidata dalla giudice Anna Mori, ha emesso oggi la sentenza nell’ambito del processo «Radici», che ha fatto emergere un sistema di investimenti illeciti della 'ndrangheta calabrese nel settore alberghiero e dolciario della riviera romagnola.Il verdetto conferma, in sostanza, la sentenza di primo grado del Tribunale di Ravenna che, a gennaio 2025, aveva stabilito 21 condanne: 98 anni di carcere in totale.In particolare, ha retto l’impianto accusatorio relativo alla presenza dell’associazione a delinquere con l’aggravante del metodo mafioso, contestata anche in assenza di un’organizzazione strutturata e radicata stabilmente sul territorio.La sentenza d’Appello si differenzia da quella di primo grado solo per alcune assoluzioni su capi di imputazione residuali, piccole rideterminazioni di pena e per la riduzione delle provvisionali da versare ai Comuni che si erano costituiti parte civile: Bagnacavallo, Cervia, Cesenatico e Imola.

L'inchiesta della Dda di Bologna

Il processo ha avuto origine da un’inchiesta, coordinata nel 2022 dalla direzione distrettuale antimafia (Dda) di Bologna, che aveva portato all’arresto di 23 persone e a sequestri preventivi per circa 30 milioni.I reati contestati, e confermati in primo grado, riguardavano anche il caporalato, illeciti finanziari e l’estorsione.Le principali condanne confermate