Negli anni Novanta, Cosa nostra e ’Ndrangheta non agirono come realtà parallele, ma come un’unica, spietata macchina del terrore che dichiarò guerra allo Stato.
È questo il quadro storico e giudiziario delineato dalla recente pronuncia della Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria, che ha inflitto l’ergastolo a Giuseppe Graviano, boss di Brancaccio, e a Rocco Santo Filippone, espressione della potente cosca Piromalli di Gioia Tauro.
Il procedimento, denominato "’Ndrangheta stragista bis" e scaturito da una vasta inchiesta della Dda coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo, ha riportato alla luce una delle pagine più cupe del Paese.
I due capimafia sono stati ritenuti mandanti diretti degli attentati ai carabinieri compiuti nel Reggino tra il 1993 e il 1994, agguati che costarono la vita ai militari dell’Arma Antonino Fava e Vincenzo Garofalo.
Cuore dell’impianto processuale è la "strategia stragista" condivisa dalle due organizzazioni.










