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È ancora ergastolo. Come in primo grado. Con i risarcimenti e le pene accessorie. Per il barcellonese Nicola Cannone. È stata questa la sentenza della corte d’assise d’appello presieduta dal giudice Carmelo Blatti, con a latere la collega Daria Orlando, al processo per l’omicidio del macellaio Giuseppe Abbate, che non c’entrava nulla con la mafia barcellonese. Venne ammazzato sotto gli occhi del figlio il 16 febbraio del 1998, lungo la strada di S. Antonio, a Barcellona, dieci minuti dopo le otto di sera, mentre stava chiudendo il negozio per tornare a casa. Anche l’accusa, il sostituto procuratore generale Giuseppe Lombardo, all’udienza scorsa aveva chiesto l’ergastolo per Cannone, il “killer senza mandato”. E in aula poi aveva preso la parola l’avvocato Alessandro Imbruglia, che rappresenta la moglie e il figlio della vittima, parte civile nel procedimento, associandosi alle richieste dell’accusa. Poi era intervenuto il difensore di Cannone, l’avvocato Rosolino Ulizzi di Palermo. E il processo è stato rinviato per le eventuali repliche e la decisione finale al prossimo 7 luglio.
La vicenda, drammatica, fa parte dell’inchiesta della Procura di Messina diretta da Antonio D’Amato sui 13 omicidi irrisolti ordinati o “approvati” dopo da Cosa nostra barcellonese. Ricostruiti con un lavoro imponente di ricerca e riscontri dai carabinieri del Ros. Il troncone principale, quasi tutti gli imputati hanno scelto il rito abbreviato, si è concluso in primo grado nel gennaio 2025 davanti alla gup Arianna Raffa con una serie di condanne, tra cui l’ergastolo al boss Giuseppe Gullotti. Cannone era l’unico che aveva chiesto di essere giudicato con il rito ordinario. E il processo, dopo la condanna all’ergastolo del primo grado decisa nel luglio dello scorso anno, è arrivato adesso anche alla sentenza d’appello.















