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Ergastolo per Sabrina Fina, Massimo Carandente e Giovanni Barreca, marito e padre delle vittime. La Corte d’assise ha condannato i tre imputati per la strage di Altavilla Milicia, in cui furono uccisi Antonella Salamone e i figli Kevin ed Emmanuel di 16 e 5 anni, aggravando così l’impianto accusatorio della Procura di Termini Imerese. Per i due «fratelli di Dio» è arrivato il carcere a vita; ergastolo anche per Giovanni Barreca al quale non è stata riconosciuta la seminfermità mentale (la procura aveva chiesto 30 anni).La posizione di Miriam e il clima di fanatismo
Miriam, la figlia di Barreca diciassettenne all’epoca dei fatti, era stata condannata in primo grado dal tribunale dei minori a dodici anni e otto mesi, ma in appello è stata assolta perché ritenuta non imputabile, incapace di autodeterminarsi dentro il clima di isolamento e pressione psicologica che si respirava all’interno della villetta. Barreca e Carandente hanno ascoltato la sentenza attoniti. Fina è rimasta seduta, immobile, lo sguardo basso e gli occhi lucidi, mentre alle sue spalle familiari e parti civili seguivano in silenzio l’ultimo passaggio di un processo attraversato da immagini, messaggi, telefonate e perizie che hanno ricostruito l’orrore consumato nel nome di un esorcismo che doveva servire a liberare Antonella, Kevin e Emmanuel da fantomatiche presenze demoniache che si sarebbero impossessate di loro. «A morte», due parole secche, lapidarie. Compaiono in un messaggio inviato il 3 febbraio del 2024, cinque giorni prima del massacro, da Sabrina a Carandente. Sono nello stesso luogo, nella casa di contrada Granatelli ad Altavilla Milicia, eppure comunicano via chat. «Guarda me, ma io sto pregando», aveva scritto la donna poco prima, lo stesso sms lo aveva inoltrato anche a Giovanni Barreca che in quei giorni viveva completamente soggiogato dalla coppia.











