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Confermare l’ergastolo del primo grado per Nicola Cannone. È stata questa la richiesta dell’accusa in corte d’assise d’appello ieri mattina, al processo per l’omicidio del macellaio Giuseppe Abbate, che non c’entrava nulla con la mafia barcellonese. Venne ammazzato sotto gli occhi del figlio il 16 febbraio del 1998, lungo la strada di S. Antonio, a Barcellona, dieci minuti dopo le otto di sera, mentre stava chiudendo il negozio per tornare a casa. E l’ha pronunciata il sostituto procuratore generale Giuseppe Lombardo, che ha ricostruito il contesto di questa esecuzione e le motivazioni per Cannone, il “killer senza mandato”, davanti al collegio presieduto dal giudice Carmelo Blatti, con accanto la collega Daria Orlando. In aula ha poi preso la parola l’avvocato Alessandro Imbruglia, che rappresenta la moglie e il figlio della vittima, parte civile nel procedimento, associandosi alla richiesta d’ergastolo per Cannone. Poi è stata la volta del difensore dell’imputato, l’avvocato Rosolino Ulizzi di Palermo. E il processo è stato rinviato per le eventuali repliche e la decisione finale al prossimo 7 luglio.
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