Il magistrato Giuseppe Lombardo ci ha creduto fino alla fine e anche nel processo “’Ndrangheta stragista bis” è riuscito a dimostrare la responsabilità del boss di Brancaccio Giuseppe Graviano e di Rocco Santo Filippone, espressione della cosca Piromalli, come mandanti degli attentati ai carabinieri consumati nella prima metà degli anni Novanta a Reggio Calabria e provincia. Due tentati omicidi e un duplice omicidio, quello del 18 gennaio 1994 dove morirono i militari dell’Arma Antonino Fava e Vincenzo Garofalo. Ergastolo per entrambi gli imputati così come era avvenuto nel processo di primo grado, conclusosi nel 2020, e nel primo processo d’Appello con la sentenza del 2023 che è stata poi annullata con rinvio dalla Corte di Cassazione.
La sentenza del processo bis è stata letta venerdì pomeriggio dalla Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria (presieduta da Angelina Bandiera e a latere Caterina Asciutto) che ha confermato l’impianto accusatorio della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria secondo cui quegli agguati rientrano nelle cosiddette “stragi continentali”, che hanno insanguinato l’Italia all’inizio degli anni Novanta. Stragi messe in atto da Cosa nostra ed alle quali avrebbero partecipato le cosche calabresi della ‘ndrangheta. Per la Procura, infatti, nella strategia stragista di inizio degli anni Novanta c’era stata una convergenza tra la criminalità organizzata calabrese e quella siciliana.










