Sentenza “Ndrangheta stragista”, ergastolo per Graviano e Filippone. Tra i reati contestati l’omicidio dei carabinieri Fava e Garofalo. Nel processo di appello bis confermata la condanna, l’asse con la mafia siciliana.

REGGIO CALABRIA – Il processo di appello bis scaturito dall’inchiesta denominata “Ndrangheta stragista” si è concluso con la condanna all’ergastolo del boss siciliano Giuseppe Graviano e di Rocco Santo Filippone, indicato come uomo di potere all’interno del clan Piromalli di Gioia Tauro. La sentenza è stata letta ieri pomeriggio, dopo quasi venti ore di camera di consiglio, dalla Corte d’assise di appello di Reggio Calabria (Angelina Bandiera, presidente, Caterina Asciutto, giudice a latere), che ha dovuto valutare i contenuti dell’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria e gli elementi da approfondire secondo i rilievi della Corte di cassazione.

La Suprema corte, infatti, aveva annullato con rinvio il primo processo di appello, conclusosi nel 2020 con una sentenza sempre di condanna al carcere a vita per i due imputati. Decisione peraltro confermativa della sentenza di primo grado. Anche il secondo grado bis ribadisce che Graviano e Filippone sono stati ispiratori e partecipi di una strategia del terrore – decisa sia da Cosa Nostra sia dalla mafia calabrese – che raggiunse il suo acme nell’agguato del 18 gennaio 1994, nel quale morirono a Scilla due valorosi carabinieri: Antonino Fava e Vincenzo Garofalo. Un attacco a simboli dello Stato con un fine diabolico: far percepire la potenza delle cosche e la capacità delle stesse di dichiarare guerra alle istituzioni democratiche. Un piano distruttivo, nelle intenzioni, che aveva nelle sua genesi anche la pianificazione di una serie di attentati all’Arma dei carabinieri, poi realmente compiuti.