"Nessuno ha mai parlato di ‘ndrangheta e mafiosi e non si trattava di estorsioni ma di interventi a fin di bene per aiutare conoscenti e che invece hanno finito per mettere nei guai con la giustizia gli imputati". Gli avvocati della difesa negano le accuse e chiedono l’assoluzione, anche dall’aggravante del metodo mafioso, al processo al Tribunale di Monza per le presunte mani della ‘ndrangheta su movida e giro dei “buttafuori“, droga e recupero crediti in Brianza. La Procura della Direzione distrettuale antimafia ha chiesto 4 condanne fino a 11 anni di reclusione e 4 assoluzioni per prescrizione dei reati. La pena più alta è stata chiesta per estorsione aggravata dal metodo mafioso per Claudio D’Ambrosio e Gianluigi Familiari, insieme ad altre due pene di 6 anni per droga, mentre risultano ormai cancellate dalla prescrizione per altri quattro imputati le accuse sempre di droga e di intestazione fittizia di beni. D’Ambrosio e Familiari, difesi rispettivamente dalle avvocate Manuela Cacciuttolo e Maura Traverso, si protestano innocenti e respingono l’accusa che li accosta agli arrestati nell’operazione “Freccia“ del 2020 ritenuta l’ennesimo colpo contro la criminalità organizzata in terra brianzola. L’indagine è quella dei carabinieri di Monza che era tornata a riaccendere il faro su alcune famiglie originarie di Vibo Valentia accusate di gestire le cosche radicate a Seregno dopo la scure dell’inchiesta “Infinito“. Secondo l’accusa, la ‘ndrangheta manteneva le sue radici ben piantate in Brianza, a Seregno, Desio, Giussano, Verano Brianza, Meda, Carate, attraverso spaccio, usura, recupero crediti, risoluzione di eventuali “controversie“, oltre alla scelta delle postazioni per i venditori ambulanti fuori dai locali notturni e le ditte di sicurezza privata imposte con la forza ai gestori di bar e discoteche, come la Polaris di Carate Brianza. Nel processo con il rito abbreviato il Tribunale di Milano ha già emesso 16 condanne fino a 14 anni di reclusione, ma non per associazione di stampo mafioso, anche nei confronti dei cugini Umberto (fratello di Rocco, ucciso nel 2008 a colpi di pistola sotto casa a Verano Brianza) e Carmelo Cristello. A ottobre la sentenza dei giudici.
"Nessuna estorsione di ’ndrangheta, solo opere di bene"
"Nessuno ha mai parlato di ‘ndrangheta e mafiosi e non si trattava di estorsioni ma di interventi a fin di...












