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Nessuna contestazione di mafia a carico del gruppo di nomadi che scorrazzava tra il rione Marconi e la via Sbarre Superiori stroncato all’alba di martedì dalla retata della “Narcotici” della Squadra mobile. Nè associazione mafiosa e nemmeno l'aggravante di «aver agevolato» con il proprio operato criminale le cosche di Reggio sud. Un'estraneità ribadita a chiare lettere in conferenza stampa dal procuratore Giuseppe Borrelli, affiancato dal procuratore aggiunto Walter Ignazitto e dal sostituto Nicola De Caria, i quali nella più ampia analisi hanno ribadito che ci fossero a carico di una mezza dozzina di indagati profili di mafiosità. Per i rapporti e le relazioni con personalità di primo piano della cosca Libri, il gruppo di ’ndrangheta che storicamente impone la propria leadership accanto alla roccaforte Cannavò anche nel perimetro che si estende tra il rione Marconi e buona parte del viale Europa e di San Giorgio extra. Mafiosità che gli investigatori della Mobile ricavano anche dalla cospicua disponibilità di armi e dalla conseguenze propensione ad imbracciarla per dirimere contrasti con chiunque.

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