Pubblicato il: 07/06/2026 – 18:00

di Paola Suraci

REGGIO CALABRIA “Patri… guarda, che cazzo Patri i ‘Bagnarò’ sono! Patri!” . È il pomeriggio del 13 novembre 2023. Leo e Patrizio Bevilacqua stanno tornando a Reggio Calabria con quasi 800 grammi tra cocaina e marijuana appena acquistati dal loro fornitore abituale, un tale “Rocco”. All’uscita delle bretelle incrociano le forze dell’ordine. Quello che segue è documentato fotogramma per fotogramma — dalle telecamere di un distributore di benzina, e dalle intercettazioni degli stessi protagonisti, finite nelle oltre duemila pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Giuseppina Laura Candito su richiesta della Dda guidata dal procuratore Giuseppe Borrelli: 31 misure cautelari in carcere, una agli arresti domiciliari, eseguite dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria. “Che faccio? Butto?” — “Butta! Aspetta, aspetta! Buttalo, buttalo! Butta!” — “Vai…” Dal finestrino escono 498 grammi di marijuana e 299 di cocaina — 890 dosi medie singole. Le telecamere del distributore immortalano la scena. La polizia giudiziaria sequestrerà tutto poco dopo. Ma mentre sono ancora in fuga, Leo telefona in sequenza a chi presidia la “saletta” di via Sbarre Superiori a Reggio Calabria, alla compagna, alla sorella: “Togliete tutto, tutto, tutto!” L’ordine è bonificare appartamenti e locale prima che arrivi la polizia. Il recupero di Leo — Patrizio verrà arrestato poco dopo — è coordinato da Massimo Bevilacqua in tempo reale, mentre le volanti li inseguono per le strade del quartiere. La conversazione – come si legge nelle carte dell’inchiesta – captata nell’auto di Massimo: “Corri, corri! Sali, sali da quella parte! Investi il motorino! Suona! Investilo, investilo, investilo! Investilo così li perdiamo Massimo!” . Massimo Berlingeri taglierà la strada alle volanti per far passare i fuggitivi. Quella stessa notte, poche ore dopo l’arresto del capofila, Belfiore chiama Alberto, figlio di Patrizio: “Alzati compare che ci serve una mano.” Risposta secca: “Ok, ci vediamo domani mattina.” L’indomani la saletta è già aperta. Leo ridisegna i turni, abbassa il numero degli spacciatori, fissa la chiusura all’una. A Massimo spiega la nuova filosofia: “Ti sto dicendo che le cose le faccio piano piano, non faccio come a lui. Mi sono imparato ormai. Hai visto quello che abbiamo passato”. Patrizio, dal carcere di Arghillà, continua a telefonare usando cellulari non autorizzati passati da altri detenuti.