Pubblicato il: 22/07/2026 – 14:36

di Paola Suraci

REGGIO CALABRIA C’è un uomo, a Palermo, che non sa di averla scampata bella. Doveva presentarsi a un incontro organizzato come una normale consegna di stupefacente, uno dei tanti scambi che negli ultimi anni avevano tenuto in piedi il traffico tra la Calabria e la Sicilia. Non era una consegna qualunque: era un debito da pagare, una fornitura di cocaina mai saldata. E per farsi restituire quei soldi, secondo quanto ricostruito dagli investigatori e riferito questa mattina in conferenza stampa al Comando provinciale dei carabinieri, il sodalizio criminale aveva deciso di sequestrarlo. Il piano non è mai arrivato a compimento. Le attività di polizia giudiziaria lo hanno intercettato e disinnescato in tempo, prima che il tentativo di sequestro di persona a scopo di estorsione potesse trasformarsi in un sequestro vero. È rimasto, però, il capo d’imputazione più duro tra i 47 contestati nell’operazione che questa mattina ha portato in carcere 35 persone tra Reggio Calabria e mezza Italia, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia reggina ed esecuzione di un’ordinanza firmata dal gip del Tribunale di Reggio Calabria. Ed è, secondo chi indaga, la prova più diretta di come questo gruppo intendesse i rapporti con chi non rispettava i patti: non richieste, ma imposizioni. Non trattative, ma ritorsioni evocate attraverso il peso di un cognome e la fama di una famiglia.