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«Con lo spray nella faccia lui cade secco». Il piano era di attirare Alessandro Scelta fuori città simulando una nuova consegna di cocaina, stordirlo, picchiarlo e caricarlo a forza su un’auto. Il sequestro avrebbe dovuto costringere il gruppo dei palermitani a saldare una precedente fornitura di droga, dal valore di mezzo milione di euro, che non era stata pagata. Il progetto saltò il 12 gennaio 2024, quando i carabinieri fermarono i tre presunti componenti del commando al casello di Buonfornello.

È il capitolo più violento del versante siciliano dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria sul traffico internazionale di stupefacenti che avrebbe favorito la cosca Alvaro di Sinopoli. Il Gip Elsie Clemente ha disposto la custodia cautelare in carcere per 35 indagati, alcuni dei quali già detenuti. Tra i destinatari ci sono anche quattro palermitani: oltre a Scelta, 31 anni, il provvedimento riguarda Domenico Mazza, 28 anni, Manuel Marotta, 30 anni, ed Emanuele Pio Larocca, di 26 anni. I primi due erano già finiti in altre inchieste sui canali di approvvigionamento della cocaina destinata al mercato cittadino.

Tutto sarebbe cominciato con la consegna di una partita di cocaina. Tra gli acquirenti, secondo l’accusa, c’erano Scelta e Mazza che non avrebbero mai versato i 500 mila euro pattuiti per il carico. I calabresi cominciarono così a cercarli per recuperare il credito. Il primo tentativo risale al 27 dicembre 2023 quando Francesco Alvaro, uno dei capi dell’organizzazione reggina, e il suo braccio destro Giuseppe Cannizzaro partirono dalla Calabria su una Jeep Renegade a noleggio per raggiungere un bar nella zona dell’ospedale Civico dove trovarono Scelta. I due tornarono indietro a mani vuote, dopo avere concordato un nuovo appuntamento per i primi giorni di gennaio. Il 3 Cannizzaro tornò con Antonino Romeo, zio di uno degli uomini che avevano partecipato all’affare concluso senza ricevere il denaro, per incontrare Mazza nel parcheggio dell’Ismett.