Lungo il Tirreno Cosentino la cocaina scorreva a fiumi. Secondo gli inquirenti, a gestirla era l’organizzazione sgominata dall’operazione della Dda denominata 'Baia Biancà che ha portato in carcere 14 persone appartenenti a un’organizzazione attiva a Scalea e con ramificazioni anche in altre regioni. Le indagini dei Carabinieri hanno documentato che gli scambi di droga e denaro avvenivano «sempre secondo lo stesso schema» in cui gli indagati «si scambiavano poche parole» e, soprattutto, usavano un linguaggio criptico sia per fare riferimento allo stupefacente che ai loro affari. La droga veniva infatti indicata come «caffè», «documenti», «giglio», «sciroppo», «bicarbonato», «pietre», «roba». A volte, usavano pure espressioni implicite come «l'ho provata, è buona», oppure «era più male che malamente».Sempre con un linguaggio criptico venivano indicate le dosi, le forniture e si faceva riferimento ai prezzi ("il solito", «come l’altra volta"). In alcune situazioni, però, gli indagati si riferivano alla droga senza lasciare dubbi utilizzando espressioni come «ho provato a squagliarla», «due tiri». Dalle conversazioni intercettate, gli indagati si attrezzavano per eludere i controlli delle forze dell’ordine, «ci hanno fermato, butta tutto» e «meno male che è andata dentro la calza».