Gli slogan non mancano, anzi ci sono solo quelli. Da lato destro, le solite cose, esasperate dall’incursore Vannacci: legge, ordine, porti aperti ma solo per rispedire indietro e alla svelta gli odiati migranti. Dal lato opposto, un generico «votateci» altrimenti rivincono loro e stavolta la Costituzione la cambiano davvero, snaturandone il senso e lo spirito, a cominciare dalla scelta del prossimo presidente della Repubblica. Manca almeno un anno alle prossime elezioni Politiche, un po’ meno se si voterà in primavera, e già la campagna elettorale marcia a pieno regime: con rumoroso spostamento di truppe e carriaggi ma nel silenzio disorientato sui temi che invece angosciano chi il voto dovrà darlo, e continuando così è facile prevedere un’altra vittoria schiacciante del partito dell’astensione.

Basta immaginare un elettore indeciso, stordito tra campi che si allargano o si restringono a fisarmonica, e con divisioni che attraversano entrambi gli schieramenti su temi cruciali come le alleanze internazionali. Per ingaggiarlo, questo elettore già frastornato prima ancora che la vera partita cominci, forse si dovrebbe capovolgere il tavolo: invece di alchimie tattiche su chi comanderà, cominciare a guardare le lastre di un Paese che ha come primo bisogno quello di essere visto, non per come lo si pretende di dipingere ma per come realmente è.E dopo questo esame proporre una ricetta convincente che ridia speranza a questa Italia infragilita. Poche parole, partendo da evidenze non contestabili.