È il momento della diaspora. A destra, un altro politico improvvisato; al centro e a sinistra, qualche neofita della politica e politici di lungo corso si dànno da fare per aumentare il già numeroso mondo dei partiti. Sono una ventina i partiti che hanno rappresentanti in Parlamento. Ora si aggiunge a destra Futuro nazionale. Nell’area del centro-sinistra pullulano le iniziative: Progetto civico Italia, Partito liberale democratico, Più Uno, Centro democratico, area riformista del Pd. Insomma, per secessione o dispersione, il mondo dei partiti si frammenta sempre di più.

Questo accade perché manca quel collante che è costituito dalle piattaforme politiche. I partiti sono sempre meno caratterizzati da politiche, progetti, programmi. Questo spinge anche a fare continue dichiarazioni ed altre esternazioni in forma di slogan. E a ricorrere a succedanei, per esempio appellandosi alla Resistenza o alla Costituzione, o all’antifascismo, o a una forma generica di patriottismo, per coprire il vuoto della politica con valori che debbono o dovrebbero essere condivisi da tutti, invece che essere la bandiera di questo o quell’altro partito. Né aiutano le antiche definizioni geografiche, destra, centro, sinistra, derivate dalla distribuzione del personale politico nelle aule parlamentari, una volta elemento qualificativo dei partiti.