Gli officianti del sistema politico-mediatico ancora non se ne sono accorti ma il solito campo di gioco – di qua il centro-destra e di là i progressisti – si sta scomponendo: nel giro di pochi giorni le aree di attrazione sono raddoppiate. Oltre all’irruzione del partito di Roberto Vannacci, c’è anche il “nuovo” Terzo polo, col tandem Calenda-Picierno. Forze diversissime e dal futuro incerto, ma che si propongono non come aggiuntive, ma per colmare vuoti.

Il Futuro nazionale del generale è quel partito di estrema destra che in Italia, dalla scomparsa dell’Msi, non c’è più stato. Con un “valore” aggiunto: oltre all’aperto nostalgismo per il fascismo, si propone orgogliosamente come xenofobo e omofobo. Il “nuovo” Terzo polo riempie il vuoto lasciato sul fianco riformista da un Pd stabilmente protestatario e che non è riuscito a trovare surrogati o tendine ai quali affidare il lavoro “aggiuntivo”: una cultura di governo.

Futuro nazionale e il redivivo Terzo polo sono due forze che, se dovessero consolidarsi, imporrebbero di rifare molti conti. Persino la legge elettorale in gestazione, confezionata per garantire un premio e una maggioranza certi allo schieramento più votato, potrebbe dimostrarsi impotente ad assorbire i nuovi sommovimenti. Per dirla altrimenti: se nessuno dei due schieramenti supererà il 42 per cento (la soglia necessaria al premio), se la ripartizione a quel punto proporzionale dei seggi non restituirà una maggioranza chiara, il Terzo polo e il Futuro nazionale potrebbero essere chiamati ad un protagonismo che al momento appare una chimera. E d’altra parte l’eventualissimo, futuro coinvolgimento al governo di forze extra-coalizioni sarebbe un effetto paradossale, l’ennesimo, di riforme elettorali che in Italia sono concepite ogni volta per danneggiare gli avversari e invece finiscono puntualmente per penalizzare i promotori.